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“Coccodrilli”: i necrologi dei vip

Ci sono “lavori” ai quali nessuno pensa, ma che nella realtà servono a raggiungere gli obiettivi; uno di questi lavori è il giornalista necrologista, un redattore che si specializza nella stesura dei cosiddetti “coccodrilli”, ossia gli articoli biografici su persone note scritti e aggiornati prima della loro morte e pronti da mandare in stampa alla notizia della morte reale per poter battere la concorrenza e – come si dice in “gergo” giornalistico – “restare sul pezzo”.

È chiaro che il necrologista di professione trova pane per i suoi denti nelle grandi città come Roma, dove ha anche l’opportunità di intervistare i diretti interessati per aggiornare i propri “file” con le notizie più recenti: certo, esequie e pompe funebri a Roma di vip e personaggi di nota non mancano, così come le agenzie di onoranze funebri di rilievo come Cattolica San Lorenzo. Ma concentriamoci sulla figura del necrologista, alcuni di fama internazionale tanto da meritare essi stessi un “coccodrillo”.

Come funziona il “coccodrillo”

Il “coccodrillo” nel gergo giornalistico è, dunque, un articolo commemorativo su un personaggio noto da pubblicare alla notizia della sua morte. L’esigenza nasce dai tempi rapidi della comunicazione, spesso incompatibili con la stesura di articoli in tempo reale da mandare in stampa o in onda nelle trasmissioni radiotelevisive.

Nascono, così, gli archivi di necrologi pre-morte – da aggiornare continuamente – sui personaggi noti e in grado di attirare l’attenzione e la commozione pubblica. Un articolo o un servizio televisivo che sembra, spesso, una sincera espressione di cordoglio è in realtà frutto di anni di un’elaborazione e una raccolta di informazioni preparati in anticipo e in attesa della morte del personaggio. È forse da qui che nasce l’espressione “coccodrillo” perché si fa riferimento alle lacrime di coccodrillo, solo apparentemente sincere.

Un coccodrillo giornalistico è diverso dagli altri necrologi perché non è solo un elenco di date e highlights del personaggio famoso, ma deve essere arricchito da dichiarazioni, citazioni, contributi fotografici (o video) in grado di esaltare le qualità del defunto. La storia del giornalismo necrologista è, però, anche costellata di imbarazzanti errori, nel momento in cui vengono pubblicati erroneamente dei coccodrilli quando il personaggio è ancora in vita; una situazione che è spesso salutata dal vip di turno come un augurio di lunga vita.

Come funziona una redazione di necrologisti

Per quanto possa sembrare strano, in tutte le principali testate giornalistiche cartacee o online esiste un’apposita redazione di necrologisti, un vero e proprio staff che ha il compito di redigere i file e mantenerli aggiornati lasciando “in bianco” solo data e causa della morte, nonché il titolo del pezzo da inserire all’ultimo momento prima di andare in stampa.

I vip su cui si scrivono i necrologi sono chiamati in gergo i “pre-morti”.  La scelta dei vip si basa sulla:

  • Visibilità del personaggio; e sulla

  • Attenzione o impatto che può suscitare la morte del vip sull’opinione comune.

È evidente che presidenti, sovrani, personaggi della politica, sportivi, gente dello spettacolo, vecchie celebrità sono tutti protagonisti di “coccodrilli”. Non vi sono preferenze in base all’età: un personaggio di rilievo che ha 80 anni con una lunga e importante carriera suscita alla sua morte tanto scalpore quanto un giovane cantante di successo che muore per un’overdose. Per cui, in una redazione di necrologisti c’è un discreto livello di stress e si lavora quotidianamente su tre fronti:

  • la lunga scadenza: mantenendo aggiornati i file dei personaggi, scrivendo nei ritagli di tempo;

  • la breve scadenza: scrivendo in tempi rapidi sui morti reali, attribuendo titolo e ultime informazioni;

  • l’imprevisto: scrivendo necrologi in tempi rapidi su morti impreviste e di cui non si hanno o non erano previsti articoli in archivio.

Tra le attività del necrologista dei “vip” vi sono le interviste ai pre-morti: per aggiornare le informazioni è spesso necessario andare alla “fonte”, senza che l’intervistato sospetti che sia per un necrologio.  Le “scuse” utilizzate più frequentemente per ottenere un’intervista sono: stiamo aggiornando la sua biografia oppure l’intervista è per un uso futuro. L’imbarazzo di una simile richiesta è evidente e fa parte di una quota di stress da sopportare.

La lunghezza dei coccodrilli può variare dalle centinaia di parole fino a migliaia (in alcuni casi 10.000 parole). Nei casi di biografie lunghe, articolate e ricche, si attribuisce a ciascun redattore la “cura” di un pre-morto e per compilare il file si fa spesso ricorso agli “archivi obitori”, soprattutto nelle grandi testate giornalistiche dove è possibile cercare notizie negli archivi storici del quotidiano risalenti anche a 100 anni prima.

Nel caso in cui tutto fila liscio, al giornalista non resta che mettere il titolo e mandare in stampa. Non sono rari, infine, i casi in cui il pre-morto sopravvive al necrologista. In questi casi, il giornale decide se cambiare il nome del giornalista che ha curato il coccodrillo oppure qualora il necrologista fosse una firma famosa, il quotidiano può decidere di pubblicare il coccodrillo postumo con una nota a margine e il nome dello staff di colleghi che ha posto il titolo.

Fu il caso del critico teatrale Mel Gussow che scrisse per il New York Times  diversi necrologi e che morì nel 2005. I suoi coccodrilli su Elizabeth Taylor – deceduta nel 2011 – e Harold Pinter – deceduto nel 2008 – furono ugualmente pubblicati postumi per la loro qualità ed “esattezza” con una nota a margine dei colleghi.